Phantasy Star III

Nel 1991, a soli due anni da Phantasy Star II, viene commercializzato Phantasy Star III: Generations of Doom (Successors of Time in Giappone) per Sega Mega Drive.
ps3a Il gioco si presenta come un netto cambio di direzione rispetto ai due capitoli precedenti. Era un’ epoca differente per il mercato, dove un producer reduce da un buon successo commerciale poteva anche osare percorrere strade innovative per i sequel dei giochi. L’ imperativo era rimanere davanti alla concorrenza, non semplicemente riproporre all’ infinito lo stesso prodotto con la grafica aggiornata. Sega con PSI e PSII aveva fatto scuola in ambito japan-RPG e la necessità era di rinnovarsi ancora.
Phantasy Star III, con un team di sviluppo in larga misura rivoluzionato, fu proprio l’ ennesimo fulmine a ciel sereno per il panorama dei giochi di ruolo giapponesi. Ma in cosa PSIII cambiò ciò che era stato Phantasy Star fino a quel momento?

A livello di gameplay venne introdotto il sistema dei “bivi generazionali“. Il gioco si svilupperà infatti attraverso tre generazioni giocabili di personaggi: padre, figlio e nipote. Ognuno dei personaggi controllati avrà una sua specifica quest da portare a termine. A conclusione della quale il protagonista sceglierà come sposa una fra due dei personaggi femminili della quest. Da questa scelta dipenderà il destino della generazione successiva e il ruolo che verrà interpretato dal giocatore. Tre generazioni, sette possibili Main Quest e quattro finali diversi.
Attraverso questo meccanismo Sega introdusse nella serie una delle primissime possibilità di scelta effettiva per un RPG, con reali conseguenze nello sviluppo della trama. Questo concept fu capace di combinare uno sviluppo narrativo predefinito e ben caratterizzato, come era tipico degli JRPG, ad una libertà decisionale inedita per il genere. Ancora oggi PSIII viene ricordato negli annali della storia dei videogiochi per l’ aver adottato questa soluzione.

Ma ad essere rivoluzionato fu anche il setting del gioco, che non è più il sistema stellare Algo ma sette diversi mondi esplorabili e due lune. La trama di PSIII narra che un tempo gli abitanti di questi mondi potevano viaggiare fra le stelle. Ma che, dopo una devastante guerra fra le orde di mostri guidate dalla perfida strega Laia e dal suo braccio destro Lune e l’ armata di robot del leggendario Orakio, capitanati dai generali Siren e Miun, ogni conoscenza scientifica e tecnologica venne dimenticata e la popolazione regredì ad uno stile di vita medievale. Di Orakio e Laia si dice che si uccisero a vicenda, senza lasciare traccia. Almeno in un primo momento PSIII sembra rompere completamente i contatti con i due prequel. Ma è così solo in apparenza però, perchè PSIII si inserisce perfettamente nella continuity della serie ed anzi diventa un pretesto per espandere l’ universo di Phantasy Star ben oltre l’ immaginabile, grazie all’ adozione di topos fantascientifici come wormhole, viaggi spazio-tempo e realtà parallele.
La collocazione temporale di PSIII nella timeline di Phantasy Star però non è purtroppo così immediata. Nella versione giapponese del gioco gli eventi raccontati in PSIII avvengono 2000 anni dopo la fine di PSII, mentre nella traduzione occidentale soltanto 1000 anni dopo. Per motivi riconducibili ad una maggiore coerenza narrativa e grazie anche al supporto del Phantasy Star Compendium (una guida ufficiale del 1995), però, paradossalmente sembrerebbe che la timeline più attendibile sia proprio quella riconducibile alla versione occidentale del gioco. Quindi è quest’ ultima quella a cui faremo riferimento.

I personaggi, grazie al sistema delle generazioni, sono moltissimi e quasi tutti caratterizzati con estrema cura. Inedita caratteristica è che quei personaggi secondari che ritornano in più di una generazione, assumono connotati, comportamenti e ruoli differenti a seconda delle scelte fatte in precedenza.

Cambia anche lo stile grafico. Il character design viene leggermente occidentalizzato: colori più realistici, animazioni più fluide e personaggi meno deformed. Villaggi e città sono più grandi, più articolate e ora si può visitare l’ interno delle case e dei negozi. In combattimento, si torna ad uno stile grafico simile a quello di PSI. Fondali semifissi e animazioni dei mostri ridotte al minimo. Completamente assente invece l’ animazione dei personaggi che attaccano. In generale, le meccaniche dei combattimenti sono state semplificate.

Una menzione speciale va alle musiche, che nel gioco sono gestite in maniera dinamica, adattandosi alle situazioni. Tre diversi battle-theme che si alternano in relazione all’ andamento della battaglia e ben 6 diversi field-theme, oltre naturalmente alle tradizionali melodie fantasy e ai brani techno che contraddistinguono la serie fin dagli esordi. La colonna sonora è vasta, completa ed articolata. Probabilmente la migliore dell’ intera saga.

PSIII è anche il primo Phantasy Star in cui i Rappy e i Cast faranno la loro comparsa nella serie. Per questo motivo e per alcuni aspetti relativi alla trama, i fans della saga considerano PSIII l’ unico potenziale anello di congiunzione fra la serie tradizionale e quella di Phantasy Star Online. Purtroppo PSIII viene al contempo additato da molti giocatori come il peggior episodio della saga storica, abbastanza ingiustamente (ma è opinione di chi scrive, ndr), per problematiche legate al battle-system, alla frequenza degli incontri casuali, al backtracking e perchè non condividerebbe la stessa ambientazione degli altri.
Nelle successive riedizioni del gioco alcuni difetti sono stati corretti. E’ stata aumentata la velocità con cui i personaggi esplorano la mappa, sono stati aumentati gli slot di salvataggio del gioco ed è stato ridotto il numero degli incontri casuali. Per questo motivo è consigliato giocare PSIII nelle riedizioni per SEGA Saturn, Nintendo Wii, GameBoy Advance o nella Sega Mega Drive Ultimate Collection per Xbox 360 e Playstation 3.

 



 

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