Editoriali

Fantascienza, culti e antiche reliquie!

Fermo restando l’ elemento fantasy, sicuramente la componente fantascientifica è quella che più immediatamente viene evidenziata parlando di Phantasy Star e fa certamente da sfondo a tutta la serie. Viaggi interplanetari, robot, navi spaziali, teletrasporti, pistole e spade laser, clonazione, laboratori scientifici sono il pane quotidiano per PS. Ed è giusto e corretto definire PS un fantasy anomalo in questo senso. E’ sicuramente un elemento caratterizzante. Soprattutto se contestualizzato al panorama videoludico in cui il primo gioco debuttò. Ma non è un elemento sufficiente a definire PS.
Fantascienza, religione e archeologia. Queste tematiche sono tutte ugualmente centrali in PS e la loro interazione reciproca rappresenta il cuore pulsante del brand, il suo proprio codice genetico. In altre parole si può dire che è “Phantasy Star” solo se queste tre tematiche sono presenti.
La religione, intesa nella sua doppia valenza di “culto” e “spiritualità”, è da sempre un elemento portante nella trama di PS. Da una parte c’ è il culto per Dark Force. Sacerdoti che predicano l’ estinzione delle specie viventi, adepti invasati, seguaci al limite della possessione demoniaca. Dall’ altra c’ è la spiritualità degli abitanti di Esper Mansion, la religiosità servile e ossequiosa dei dezolisiani o quella politica/burocratica/piramidale della Communion of Gurhal, rivolta verso la luce, il culto della psiche e delle sue potenzialità recondite, magiche o addirittura solo verso un oggetto mistico e misterioso come l’ Eclipse Torch. La stessa genesi del sistema stellare Algo è metafisica, trascendentale. Un essere spirituale perfetto che si scinde in due esseri spirituali incompleti che cominciano a lottare fra loro, decretando un vincitore e un vinto. Il vinto viene rinchiuso in una prigione dimensionale e il vincitore pone come sigillo della prigione una stella (Algo) e tre pianeti, più un quarto con un orbita millenaria simile a quella di una cometa. Una genesi sovrannaturale che non rinuncia però completamente a quel contesto fantascientifico su cui la storia affonda le sue basi. Si parla di “prigione dimensionale” o di masse stellari come vincolo dimensionale. Non propriamente concetti religiosi, che per definizione dovrebbero essere fideistici, non provabili e non spiegabili con la ragione. Concetti più vicini al mondo della science-fiction… o per lo meno che si muovono su quel sottile filo che fa da confine fra i due. A complicare la chiave di lettura del tutto, c’ è l’ elemento tempo, che per esigenze di trama, impone salti narrativi di millenni. Non si sa bene quando e come la lotta fra “bene” e “male” sia iniziata nell’ universo di PS. Ma è certo che ogni mille anni Dark Force torna per tentare di distruggere ogni civiltà preesistente. Questo, gioco-forza, contribuisce all’ intervallarsi di momenti di grande sviluppo per le civiltà raccontate dal gioco a momenti di depressione (simili al nostro medioevo) e al conseguente inserimento dell’ elemento archeologico nella saga. I personaggi, in ogni PS (escludendo il primo), dovranno fare i conti con l’ eredità lasciata loro da una civiltà che li ha preceduti, antica, dimenticata e molto evoluta (spesso più di quella in cui vivono)… e comunque morta. Indagheranno le rovine lasciate loro dal passato, studieranno le reliquie, ripercorreranno i passi di chi li ha preceduti e scopriranno sempre delle sconcertanti verità… ma mai tutta la verità. Ed è proprio su questo fatto che gli sviluppatori vogliono far gioco. Sugli elementi mancanti del puzzle. Li utilizzano come spunti per la costruzione di una mitologia, che fa delle leggende e delle “storie” il suo fulcro. Leggende e “storie” che, distorte e manipolate nei lunghi secoli che intercorrono fra un episodio e l’ altro del gioco, pur avendo un loro fondo di verità vengono presentate in maniera ambigua, enigmatica, sfuggente.
Sapientemente inserite e combinate all’ interno delle trame di ogni PS queste tematiche vanno a plasmare un’ intricata e complessa macro-trama che fa da background in movimento e connette tutti i giochi, contribuendo a rendere Phantasy Star una saga così unica, perchè gode di una storia ambivalente: quella raccontata dall’ episodio del gioco stesso, che vede evolversi le vicende dei vari personaggi, e quella globale, che si sviluppa di gioco in gioco. Sebbene dunque ogni PS sia effettivamente autoconclusivo e la sua trama indipendente, esiste una trama portante, una seconda chiave di lettura, che può essere goduta solo giocando tutta la serie in ordine e che è un valore aggiunto per la saga.

 



 

luglio: 2010
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